Con lui scompare uno dei più autorevoli ricercatori nel campo dell’archeologia subacquea. Le motivazioni del Premio Tridente d’Oro del 1968 di Ustica, dove creò l’unico itinerario archeologico subacqueo del mondo, e dell’HDS Italia Award che gli fu conferìto nel 1998.

Ricordo, delle tante immersioni fatte insieme, soprattutto una a Ustica. Qui, tra il 1989 e il ’90, insieme a Edoardo Riccardi l’ingegner Alessandro Fioravanti aveva ideato (ma, soprattutto, realizzato) l’Itinerario Archeologico Subacqueo: un’attrazione formidabile per i turisti – e non solo – frutto anche di una proposta che io ebbi occasione di avanzare al Ministro della Marina Mercantile dell’epoca – Scotti, mi pare – “ visto che mancano i soldi per di più per recuperare dalle profondità marine, lacustri e fluviali tracce importanti del passato rinvenute casualmente o nel corso di campagne di ricerca archeologica, i reperti antichi lasciamoli lì, dove e come li abbiamo trovati,. E, in attesa di una sempre auspicabile collocazione museale, mettiamoli a disposizione per lo meno di subacquei, vale a dire di coloro i quali sono in grado, con un autorespiratore sulle spalle, di visitare il museo sommerso”

Sui fondali rocciosi dell’isola ch’è ‘Capitale dei sub’, giacevano e gíacciono, come e più di tanti altri posti in Mediterraneo, innumerevoli tracce d’epoche storiche e mitiche, relitti e reperti. Alessandro Fioravanti volle che anfore e ancore sommerse restassero dov’erano e com’erano, appena ripulite, liberate dai viluppi d’alghe e dalle incrostazioni più tenaci, e spiegate ai visitatori per mezzo di una targhetta di metallo con su erano incise tutte le notizie concernenti ogni singolo ‘pezzo da museo’; proprio come in un museo, solo che non c’era una vetrina, non c’era un custode a proteggere i reperti, bensì la profondità del mare e le guide autorizzate del Comune di Ustica che avrebbero accompagnato i visitatori – maschera, pinne, bombola d’aria compressa sulla schiena ed erogatore in bocca – lungo l’itinerario segnato da fili d’Arianna rossi o blu o gialli di questa raccolta subacquea unica al mondo. C’erano, c’erano state, finché lo straordinario parco archeologico aveva funzionato. Poi era sopravvenuta la crisi di Ustica, per ragioni politiche e amministrative (la scomparsa degli enti provinciali per il turismo, ad esempio) e si era lasciato il mare libero di riprendersi tutto. E il mare, si sa, fa alla svelta se gli si presenta un’occasione come questa.